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BARBARA: UNA DONNA CHE OGGI DÀ IL VOLTO A TUTTE LE MADRI. AUGURI MAMME!

BARBARA: UNA DONNA CHE OGGI DÀ IL VOLTO A TUTTE LE MADRI. AUGURI MAMME!
Storie

«È aprile 2020, siamo nel bel mezzo del lockdown, un periodo difficile ma anche ricco di tempo da trascorrere con la famiglia, per fare le cose che tutti rimandiamo da tempo e per inventarne di nuove. Quando un giorno, proprio mentre lucido le vetrate della cucina sento uno strano dolore al pettorale destro e in corrispondenza di quel dolore un rigonfiamento, penso di aver esagerato e che sia proprio il momento di riposarmi un po’. A dire il vero sembra un nodulo ma no, non può essere, penso a mille astruse possibilità, ma non al fatto che qualcosa di brutto stia capitando proprio a me!». A parlare è Barbara, 47 anni, due figli, residente a Dolo.

«Stava succedendo proprio a me – racconta Barbara – che ho già sofferto a fianco di mio figlio Carlo, quando ho scoperto che aveva una malattia rara e incurabile, un tumore al nervo ottico, e che avrebbe dovuto fare le chemioterapie, quando ho scoperto che a causa di questo sarebbe diventato quasi cieco e che la vita non sarebbe stata più la stessa. Stava succedendo proprio a me che non posso prendermi pause da mio figlio, così meraviglioso e allo stesso tempo così difficile! Io credo di essere esente da qualunque altro dolore o malattia: ne ho già abbastanza!»
Con calma Barbara prenota mammografia e controllo senologico e si reca all’appuntamento pensando che tutto si sarebbe risolto con una frase di circostanza: «In realtà il medico mi invita a contattare una Breast Unit per gli approfondimenti del caso e per programmare i successivi passaggi di cura. Solo allora capisco che io non sono esente e mi sento mancare la terra sotto i piedi. La vita mi presenta un’altra prova, piango tutte le lacrime che mi restano e poi, come sempre, mi appoggio a mio marito che è la mia forza e che mi sprona a reagire. Mi rivolgo senza esitazione allo IOV: chi meglio di loro mi avrebbe dato la possibilità di reagire?».

Barbara viene immediatamente sottoposta ad accertamenti – mammografia, ecografia e ago aspirato – proprio nel giorno del suo quarantacinquesimo compleanno. Dopo 10 giorni arriva l’esito: «Una sfilza di sigle e numeri tra cui spicca la sola parola che capisco, carcinoma infiltrante. La Dott.ssa Tania Saibene, chirurgo senologico, mi spiega dettagliatamente, parola per parola il significato di tutti quei termini e quelle sigle e mi parla della “cura”. Beh c’è una cura, è già qualcosa, mi sembra già tutto più facile! Sarò sottoposta a mastectomia e poi, in base all’esito dell’istologico, i medici decideranno quali altri trattamenti saranno necessari».

L’intervento viene programmato, poi posticipato e di nuovo riprogrammato, «così incastro qualche giorno di vacanza e qualche gita fuori porta, finché arriva il momento di salutare i bambini e di mandarli in vacanza dai nonni» prosegue Barbara, che aggiunge: «Ai bambini non ho mai nascosto niente, ho spiegato loro che la mamma deve “togliere” un “bernoccolo di cellule impazzite” che le sta facendo male e che così sarebbe stata bene! Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare è stato facile perché, ahimè, in famiglia sono argomenti conosciuti, dato che anche Carlo ha un “bernoccolo” nella sua testa. Vengo operata e dopo qualche giorno torno a casa. Devo solo farmi coccolare, eseguire alcuni esercizi che la fisioterapista mi ha insegnato durante la degenza allo IOV e, ogni tanto, tornare per i controlli».

La ripresa è un po’ lenta ma procede bene. I bambini trascorrono le vacanze dai nonni tra gite al mare, gavettoni e giochi spensierati; un’estate diversa dal solito ma divertente. Vengono a casa per trascorrere il fine settimana con la mamma che, finalmente, ha il tempo di leggere tutti i libri accantonati negli ultimi anni.
«A fine agosto ho la visita oncologica. Anche questa volta mi presento piena di belle speranze, del resto i linfonodi sono negativi, la porzione di tessuto analizzata è negativa: che altro dovrei mai e poi mai fare? Non sarà mica necessaria anche la chemio, vero? E invece anche il mio timore più grande arriva: sono solo 4 cicli di terapia adiuvante ma la prospettiva di perdere i capelli e di mostrarmi malata mi spaventa più del male stesso».

Ed ecco che arriva settembre, il mese delle ripartenze. Comincia la scuola e un paio di giorni dopo la chemioterapia. «Sono stati pochi mesi ma intensi, con alti e bassi, passati tra momenti positivi e momenti davvero tristi. Con il caschetto refrigerante non ho perso tutti i capelli e ciò mi ha permesso di sembrare quasi normale agli occhi dei bambini, anche se nei loro occhi percepivo la paura e il dolore. Con loro sono stata sempre sincera, non si può nascondere una cosa così grande e delicata. Ho cercato di spiegarlo in un modo che essi possano comprendere e, soprattutto, ho cercato di dare loro sicurezza, perché quello che io stavo facendo era per curarmi, per tornare la “loro mamma” più forte di prima».

Ora che sono passati quasi due anni dalla diagnosi le cure continuano ma sono cambiate, sono diventate più un prendersi cura di se stessi e di ciò che di bello la vita ci offre: «A tutti quelli che mi dicono che sono speciale, che sono forte, che sono una “supermamma”, che loro non avrebbero la forza di affrontare tutto questo, dico che io sono proprio come loro: una donna spaventata che ha trovato dentro di sé risorse che non sapeva di avere, una donna fortunata per la famiglia e gli amici che ha e anche per avere incontrato i suoi angeli allo IOV».

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