L’80-90% dei tumori ovarici insorge in donne di età compresa tra i 20 e i 65 anni. Nella maggior parte dei casi si tratta di tumori benigni e sono quelli che hanno un età di insorgenza più precoce. Il 15-20% dei tumori ovarici è invece maligno con un’insorgenza in età superiore ai 40 anni. Le forme maligne rappresentano il 30% delle neoplasie genitali femminili e costituiscono la 4° causa di morte nel sesso femminile.

Da punto di vista istologico, i tumori maligni dell’ovaio sono di tre tipi: epiteliali, germinali e stromali. Le forme epiteliali hanno un’incidenza del 60% e colpiscono donne sia in età riproduttiva sia in età avanzata. Le forme germinali, invece, sono diagnosticate nel 40-60% dei casi in donne di età inferiore a 20 anni.

Attualmente non sono riconosciute attività efficaci nella diagnosi precoce del tumore ovarico. Le evidenze scientifiche identificano trai fattori di rischio la nulliparità, l’infertilità, la prima gravidanza in età superiore ai 35 anni, l’età, la razza caucasica, l’obesità, l’esposizione a terapie estrogeniche prolungate, pregressi tumori mammari o colici o endometriali, oppure una storia familiare positiva per tumore dell’ovaio.

Il 5-10 per cento dei tumori epiteliali dell’ovaio sono di tipo eredo-familiare e trovano riscontro in mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2 che implicano, inoltre, un’associazione fra carcinoma ovarico e tumore mammario.

L’istotipo più frequente di tumore maligno epiteliale dell’ovaio è il carcinoma sieroso di alto grado. Questo si presenta nella maggior parte dei casi in stadio avanzato e questo rende conto della sopravvivenza a 5 anni stimata al 41%.

Sintomi

I sintomi del tumore ovarico sono spesso non specifici e tardivi; a causa di ciò, circa il 75-80% delle pazienti presenta, al momento della diagnosi, una malattia in fase avanzata. Solo nel 10% dei casi – il più delle volte in occasione di controlli ginecologici routinari – la scoperta della neoplasia avviene quando essa è limitata agli annessi.

Nella maggior parte dei casi ci si rivolge al medico in seguito a sintomi riconducibili alla presenza di malattia avanzata, come una massa addominale o ascite (cioè un accumulo di liquido nell’addome legato, sovente, a carcinosi peritoneale).

Diagnosi

La presenza di una massa in sede annessiale deve sempre far sospettare una neoplasi maligna. Si rendono dunque necessarie indagini quali ecografia trans-vaginale e il dosaggio dei marcatori sierici (CA124 e HE4).

Se il sospetto clinico si conferma è necessario che la paziente venga sottoposta ad un intervento chirurgico per porre diagnosi istologica della malattia e valutare l’estensione della malattia stessa. La valutazione dell’estensione della neoplasia al peritoneo o a distanza avviene anche attraverso l’esecuzione della tomografia assiale computerizzata (TAC). Nella stadiazione pre-chirurgica può essere svolta una laparoscopia per identificare le pazienti con più elevata probabilità di trarre vantaggio da un trattamento medico preoperatorio.

Cura

L’intervento chirurgico è parte integrante della terapia del carcinoma dell’ovaio. L’obiettivo è quello di ottenere una citoriduzione completa della malattia.

Negli stadi avanzati inoperabili al momento della diagnosi è possibile prendere in considerazione la chemioterapia neoadiuvante allo scopo di ridurre il carico di malattia e rendere possibile una chirurgia radicale in seconda istanza.

Un trattamento chemioterapico dopo la chirurgica è indicato in tutti gli stadi di malattia, fatta eccezione per stadi iniziali di determinate istologie.

Le terapia del tumore ovarico recidivato prevede l’utilizzo di regimi di chemioterapia scelti in base al tempo intercorso tra la fine del precedente trattamento e la recidiva. La chirurgia resettiva alla recidiva si può prendere in considerazione in casi selezionati.

Oltre alla chemioterapia, nel tumore dell’ovaio si utilizzano anche farmaci antiangiogenetici come il Bevacizumab e farmaci target quali i PARP inibitori, di recente introduzione, utilizzati come terapia di mantenimento in seguito alla chemioterapia.

Follow up

Nonostante i trattamenti effettuati in prima istanza per il tumore dell’ovaio, i tassi di ricaduta sono molto elevati. Per la malattia diagnosticata in fase avanzata il tasso di recidiva è quasi dell’80%. I controlli periodici comprendono la visita clinica generale e ginecologica e il dosaggio del marcatore CA125 ogni 3-4 mesi nei primi due anni. Successivamente semestralmente. Esami radiologici quali TAC o PET/TC sono indicati nel sospetto clinica di ripresa di malattia.