Il tumore della mammella continua a rappresentare la neoplasia più frequente tra le donne e la principale causa di morte oncologica nel sesso femminile. Una diagnosi precoce, l’avvio tempestivo delle cure e l’accesso a trattamenti multidisciplinari di elevata qualità sono i fattori che più incidono sulla sopravvivenza delle pazienti. Per la prima volta, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stimato la sopravvivenza a cinque anni delle donne con tumore della mammella in tutti i 194 Stati membri, analizzando il periodo 2017-2021. I risultati dello studio, pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Medicine, costituiscono uno strumento fondamentale per orientare le politiche sanitarie internazionali e migliorare l’accesso alle cure oncologiche nei diversi Paesi. A guidare questo importante lavoro è stato il dott. Fabio Girardi, medico oncologo ed epidemiologo della UOC Oncologia 2 dell’Istituto Oncologico Veneto IRCCS, diretta dalla prof.ssa Valentina Guarneri. Il dott. Girardi ha coordinato lo studio in qualità di consulente dell’OMS, collaborando con un gruppo di esperti internazionali. Le stime, elaborate attraverso complessi modelli matematici basati sui dati dei registri tumori e sulla disponibilità di programmi di screening, radioterapia e farmaci oncologici, evidenziano profonde differenze tra i vari Paesi. In Italia, dove il Servizio Sanitario Nazionale garantisce l’accesso universale alle cure e sono attivi programmi di screening mammografico, quasi nove donne su dieci sono vive a cinque anni dalla diagnosi. In alcune aree del continente africano, invece, la sopravvivenza si ferma a circa tre donne su dieci, a causa della limitata disponibilità di diagnosi precoce e trattamenti oncologici. Lo studio rappresenta uno dei pilastri della Global Breast Cancer Initiative, il programma dell’OMS che punta a ridurre la mortalità per tumore della mammella promuovendo la diagnosi precoce, l’avvio delle cure entro 60 giorni dalla diagnosi e l’accesso a trattamenti multidisciplinari di qualità per almeno l’80% delle pazienti. «La partecipazione dello Istituto Oncologico Veneto a uno studio di questa rilevanza internazionale conferma il ruolo che il nostro IRCCS ricopre nella ricerca oncologica e nella collaborazione con le principali istituzioni scientifiche mondiali – dichiara la dott.ssa Patrizia Simionato, Direttore Generale dello IOV-IRCCS. – Essere protagonisti di un lavoro pubblicato su Nature Medicine e sviluppato insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità è motivo di grande orgoglio. Questo risultato valorizza le competenze dei nostri professionisti e dimostra come la ricerca possa tradursi in strumenti concreti per migliorare le politiche sanitarie e la qualità delle cure, con ricadute positive per le pazienti in tutto il mondo.» Le stime di sopravvivenza sono state inoltre incluse nel Global Status Report on Cancer 2026, una delle principali pubblicazioni dell’OMS, che ogni cinque anni analizza lo stato dell’accesso alla prevenzione, alla diagnosi e ai trattamenti oncologici a livello globale. «Questo studio dimostra come la ricerca epidemiologica possa avere un impatto concreto sulla salute delle persone e sulle politiche sanitarie internazionali, – afferma la prof.ssa Valentina Guarneri, Direttore della UOC Oncologia 2 dello IOV-IRCCS. – Conoscere le differenze nella sopravvivenza tra i diversi Paesi significa individuare dove è necessario investire maggiormente in prevenzione, diagnosi precoce e accesso a trattamenti multidisciplinari di qualità. Siamo particolarmente orgogliosi che un professionista della nostra Unità Operativa abbia guidato questo importante progetto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: è un riconoscimento dell’eccellenza scientifica dello IOV e del contributo che la nostra ricerca è in grado di offrire alla comunità internazionale.» «Pur trattandosi di uno studio di respiro mondiale, i risultati hanno un’importante ricaduta anche sulle politiche sanitarie locali – spiega il dott. Fabio Girardi. – Sottolineano quanto sia fondamentale garantire cure oncologiche tempestive e di elevata qualità e, allo stesso tempo, promuovere la partecipazione delle donne ai programmi di diagnosi precoce. Cure ottimali a livello locale si traducono in una migliore sopravvivenza per l’intera popolazione di donne con tumore della mammella.» Lo studio testimonia inoltre il livello di eccellenza scientifica della UOC Oncologia 2 dell’Istituto Oncologico Veneto, sempre più protagonista della ricerca internazionale e impegnata nello sviluppo di conoscenze che contribuiscono al miglioramento dell’assistenza oncologica a livello globale.




