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CHIARA, MAMMA DI 6 FIGLI, INFERMIERA ALLO IOV. «ESSERE MAMMA MI AIUTA AD ESSERE INFERMIERA, ESSERE INFERMIERA MI AIUTA AD ESSERE MAMMA»

CHIARA, MAMMA DI 6 FIGLI, INFERMIERA ALLO IOV. «ESSERE MAMMA MI AIUTA AD ESSERE INFERMIERA, ESSERE INFERMIERA MI AIUTA AD ESSERE MAMMA»
Comunicati stampa

Il lavoro nel reparto di Chirurgia Oncologica e una grande famiglia aperta alla vita. «Capisco ogni giorno di più quanto sia importante, non solo curare bensì prendersi cura della persona standole accanto anche attraverso un sorriso, una parola di conforto o semplicemente tenendole la mano». Il DG Benini: «Ogni giorno il nostro Istituto si sforza di essere “padre” e “madre”, cioè di accompagnare con professionalità, competenza, affetto attraverso percorsi diagnostico-terapeutici specifici per ogni diversa patologia».

«Essere mamma mi aiuta ad essere infermiera e essere infermiera mi aiuta ad essere mamma». Lei è Chiara, moglie di Samuele e mamma di Andrea, Ester Maria, Pietro, Paolo, Celeste, Giuseppe, infermiera all’Istituto Oncologico Veneto. Chiara, 37 anni, lavora nel reparto di Chirurgia Oncologica al terzo piano all’Ospedale Busonera.

«Durante il periodo di studio – racconta – ho avuto l’opportunità di fare diverse esperienze di volontariato anche in ospedale, e lì è nata la passione per il lavoro. Lo chiamo “lavoro” ma per come lo vivo io è una vera e propria “missione”: prendersi cura del prossimo, soprattutto quando soffre». Dopo la laurea Chiara ha iniziato il suo percorso occupazionale allo IOV. «E non me ne sono più andata, conservo ricordi bellissimi: ho trovato sempre colleghi stupendi e pazienti altrettanto meravigliosi. Sono stati anni in cui ho imparato molto a livello non solo professionale ma anche umano».

Nella sua vita personale, dopo aver conosciuto Samuele a 24 anni, si è sposata col desiderio di formare una famiglia aperta alla vita. «Così sono nati i nostri 6 bambini: Andrea 11 anni, Ester Maria 9, Pietro 8, Paolo 6, Celeste 5 e Giuseppe 3. Oltre ad essere infermiera sono diventata così mamma, anche questa una grande missione. Non è sempre facile per una donna conciliare lavoro e famiglia, purtroppo molte volte si è costretti a scegliere l’una o l’altra: per me non è stato così perché allo IOV ho sempre trovato grande disponibilità, comprensione e appoggio sia durante la maternità, sia dopo. Molti mi chiedono come faccio a fare la mamma di 6 bambini e a continuare a lavorare, sinceramente non ho né una ricetta né una formula magica, la fede sicuramente mi aiuta: accolgo giorno per giorno quello che la vita mi dona».

«Amo il mio lavoro – prosegue Chiara, lavoratrice “pendolare”, residente in un comune della provincia di Vicenza – e sono sempre più convinta dell’importanza di questa professione: oggi posso affermarlo con una consapevolezza ancora più profonda perché un anno fa mi è stato diagnosticato un linfoma. In questa malattia, affrontata con terapie eseguite sempre allo IOV, ho trovato delle persone che si sono prese cura di me a partire dai medici fino ad arrivare ai colleghi che mi hanno accompagnato in questo percorso non solo con grande professionalità ma soprattutto con profonda umanità. Nonostante la sofferenza, questa esperienza mi ha aiutato a vedere i pazienti in modo diverso: oggi capisco ancora di più quanto sia importante non solo curare bensì prendersi cura della persona standole accanto anche attraverso un sorriso, una parola di conforto o semplicemente tenendole la mano in un momento di difficoltà».

«La radiosa forza di Chiara è una bellissima testimonianza di come si possano coprire più ruoli, tutti con determinazione, sguardo positivo e propositivo nei confronti della vita. Abbiamo scelto questa mamma, nostra dipendente per rendere omaggio, in occasione della Festa della Mamma 2021, a tutte le operatrici del nostro Istituto che sono mamme – sottolinea il Direttore Generale dello IOV-IRCCS, Patrizia Benini – a tutte le nostre pazienti/mamme e a tutte coloro che diventeranno mamme in futuro. Ogni giorno il nostro Istituto si sforza di essere “padre” e “madre”, cioè di accompagnare i pazienti che si rivolgono a noi, con professionalità, competenza e anche affetto attraverso percorsi diagnostico-terapeutici specifici per ogni diversa patologia. Promuovere un ottimismo razionale nella vita quotidiana: questo è quello che cerchiamo di fare per aggiungere quel “qualcosa” di più».

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