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IL POTENZIALE DELLA BIOPSIA LIQUIDA NEL MONITORAGGIO DELLA RISPOSTA TERAPEUTICA IN PAZIENTI AFFETTI DA MELANOMA: LA RIVISTA CANCERS PUBBLICA UNO STUDIO IOV

IL POTENZIALE DELLA BIOPSIA LIQUIDA NEL MONITORAGGIO DELLA RISPOSTA TERAPEUTICA IN PAZIENTI AFFETTI DA MELANOMA: LA RIVISTA CANCERS PUBBLICA UNO STUDIO IOV
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Sono stati pubblicati sulla rivista Cancers i risultati dello studio “Investigating the Retained Inhibitory Effect of Cobimetinib against p.P124L Mutated MEK1: A Combined Liquid Biopsy and in Silico Approach”, condotto nel laboratorio Cellule Tumorali Circolanti (CTC) dell’UOC Immunologia e diagnostica molecolare oncologica, diretta dal Prof. Antonio Rosato. Scopo della ricerca era identificare il potenziale della biopsia liquida nel monitoraggio della risposta terapeutica in pazienti affetti da melanoma.

Lo studio è stato ideato e coordinato dalla Dott.ssa Maria Chiara Scaini, vincitrice del finanziamento ministeriale “Giovani Ricercatori”. Hanno collaborato: le Dott.sse Cristina Catoni, Cristina Poggiana e Antonella Facchinetti, afferenti al laboratorio CTC, la Dott.ssa Vanna Chiarion-Sileni, responsabile della UOSD Oncologia del melanoma, il Dott. Jacopo Pigozzo e la Dott.ssa Luisa Piccin della medesima UO. Alla realizzazione del progetto ha contribuito anche il Dott. Giovanni Minervini afferente al dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Padova.

Il lavoro ha evidenziato il contributo della biopsia liquida, in un approccio combinato con una simulazione computerizzata (detta “in silico”), nell’individuare una terapia personalizzata per un paziente affetto da melanoma metastatico e nel seguirne gli effetti nel tempo. Questo sistema sperimentale ha consentito di identificare un farmaco alternativo a quello già somministrato, in grado di agire anche in presenza di una mutazione presente nel DNA tumorale che rendeva inefficace il primo trattamento.

Per il momento l’utilizzo della biopsia liquida nel melanoma come supporto alla diagnostica tradizionale è possibile solo all’interno di progetti di ricerca; è tuttavia prevedibile una sua applicazione più massiva nella pratica clinica nei prossimi anni. La possibilità di monitorare l’andamento della malattia e di identificare per tempo l’insorgere di una resistenza al trattamento, tramite un semplice prelievo di sangue, è un traguardo particolarmente importante che potrebbe cambiare radicalmente la gestione dei pazienti e supportare in maniera personalizzata la scelta del trattamento terapeutico.

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