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MAMMA CARLOTTA E LA VITA DIFESA… A RISCHIO DELLA VITA. LA LOTTA CONTRO IL MALE, LA SCELTA DI PROSEGUIRE LA GRAVIDANZA. LA NASCITA DI GABRIEL

MAMMA CARLOTTA E LA VITA DIFESA… A RISCHIO DELLA VITA. LA LOTTA CONTRO IL MALE, LA SCELTA DI PROSEGUIRE LA GRAVIDANZA. LA NASCITA DI GABRIEL
Comunicati stampa, Storie

Un tumore al cervello diagnosticato alla dodicesima settimana di gestazione, l’intervento chirurgico, la chemio e la radioterapia. «Fin dalla prima ecografia il nostro cucciolo d’uomo mi fece capire che stava bene e che avrebbe lottato al mio fianco. Aveva un pugnetto proprio da pugile. Lo vidi, mi commosse, lo sentii e gli credetti. Lo IOV è un luogo sacro».
Il DG Benini: «In occasione della giornata mondiale contro il cancro vogliamo onorare la fatica, la perseveranza, la costanza di ogni giorno di pazienti, familiari, ricercatori, medici e personale di assistenza. E celebrare la vita, insieme a Carlotta e Gabriel».

Un test di gravidanza positivo ad agosto 2019, la gioia di sentire una vita crescere dentro di sé. A dodici settimane di gestazione due crisi epilettiche, una risonanza magnetica e una diagnosi che giunge come uno choc: tumore cerebrale primario. Un glioma della famiglia degli astrocitomi, anaplastico, diffuso, situato sul lobo frontale sinistro e di terzo grado, mutazione IDH1 e metilazione al 16% MGMT presenti. In parole povere, un astrocitoma tra i più aggressivi. Era necessario intervenire tempestivamente, pena, di lì a pochi mesi, la vita.

Carlotta è sposata con Stefano, oggi ha 32 anni e vive a Padova. «Non c’era tempo. In cinque giorni dovetti decidere come affrontare tutto questo. Innanzitutto chiesi di eseguire un’ecografia e una volta vista l’immagine (che da allora portai sempre con me) il nostro cucciolo mi fece capire che stava bene e che avrebbe lottato al mio fianco. Aveva un pugnetto proprio da pugile. Lo vidi, mi commosse, lo sentii e gli credetti». La giovane donna decide di portare avanti la gravidanza «per quanto andassi consapevolmente contro il volere di tutti. Conoscevo gli ostacoli che avrebbe comportato questa mia decisione, in quanto l’intero percorso avrebbe dovuto subire modifiche ma io ormai non avevo nulla da perdere e proprio per questo non avrei potuto rinunciare all’unica e forse ultima cosa bella che avrei potuto fare e lasciare nella mia vita, alla mia famiglia. Avevo bisogno di lui e lui di me. Mi aveva salvato. Senza di lui questo tumore si sarebbe manifestato già col conto alla rovescia dopo due mesi e io non gli avrei mai potuto voltare le spalle. Mio figlio era già divenuto la mia vita, in tutti i sensi».

Carlotta venne ricoverata all’ospedale di Padova, eseguì una biopsia stereotassica e poi fu operata al Careggi di Firenze: era il 26 settembre 2019, alla tredicesima settimana gestazionale. «Ricordo i pianti, i sorrisi, la dolcezza, le coccole, gli sguardi, le parole sussurrate, le vibrazioni percepite, i segni che ogni giorno si manifestavano facendomi capire che stavo seguendo la giusta strada; le carezze, le risate, i tremori di paura, i risvegli notturni improvvisi col cuore palpitante… Ricordo che mentre mi addormentavo per l’anestesia dell’intervento iniziai per la prima volta a parlare al mio bimbo dicendogli: “Resta con me. Non abbandonarmi. Aggrappati a me. Resta con me”. Mi risvegliai parecchie ore dopo, in terapia intensiva. Era andato tutto bene. Stavamo bene entrambi. Ero felice: era stato rimosso il più possibile e senza aver lasciato deficit. La sofferenza che dovetti affrontare fu tanta. Mi diedero sempre tutto quello che potevo tollerare nelle mie condizioni, per tutelare il feto e per cercare di aiutarmi a superare momenti davvero tanto dolorosi. La mia ripresa da quel giorno iniziò a galoppare. Avevo voglia di rimettermi in piedi il prima possibile e sapevo che ci sarebbe voluta pazienza, tolleranza, umiltà, fiducia e tanta tanta forza e speranza. Una cosa certa è che senza la presenza di mio marito e dei miei cari che non mi mollavano un attimo sarebbe stato tutto molto più difficile».

Carlotta venne dimessa a inizio ottobre, fece ritorno a Padova e fu presa in carico in modo multidisciplinare tra neurologi, ginecologi, radioterapisti. All’Istituto Oncologico Veneto, ad accoglierla fu il dottor Giuseppe Lombardi dell’UOC Oncologia 1, tra i maggiori esperti internazionali di tumori cerebrali. Le venne affiancata anche una psicologa che «tenendomi sempre per mano mi ha aiutato a collegare il tutto e trovare un equilibrio tra questi due miei percorsi che correvano paralleli: la malattia e la gravidanza. Da qui si aprì una rete comunicante e collaborativa che mi fece sentire vista, riconosciuta, guidata e soprattutto al sicuro».

Il percorso di Carlotta proseguì tra ecografie, visite, esami, prelievi, terapie, incontri. «In definitiva 30 cicli di radioterapia che iniziai il 28 ottobre e terminai il 12 dicembre, durante i quali persi irrimediabilmente molti dei miei capelli a causa delle importanti dimensioni della massa tumorale. Poi il parto cesareo, programmato per il 29 gennaio 2020 a 31 settimane e 4 giorni gestazionali». E così nacque Gabriel, un miracolo di vita e di bellezza. «Continuammo con la terapia intensiva e la patologia neonatale per il nostro piccolo grande Gabriel fino al 16 marzo. Nel mentre iniziai la chemioterapia, durata un anno esatto, dal 27 febbraio 2020 all’11 febbraio 2021 con associata terapia ormonale pre-menopausale. A maggio 2021 iniziai il follow up con controlli ogni tre mesi e… Oggi sono qui, due anni dopo, con questo ricchissimo bagaglio, colmo di importanti esperienze che hanno letteralmente destabilizzato la mia intera vita. La mia esperienza è sicuramente una fra tante, caratterizzata però da questo fatto più unico che raro che ha voluto tenere tutto in equilibrio mettendo forzatamente in collaborazione la vita (Gabriel) e la morte (la malattia). Su questa cosa ho riflettuto moltissimo, soprattutto durante le lunghe attese allo IOV che, per quanto talvolta fossero – e siano – estenuanti, mi hanno sempre aiutata a guardarmi dentro».

«Allo IOV – prosegue Carlotta – ho avuto modo di collegare tutti questi mesi con questa breve frase: il tempo dell’attesa. L’attesa non comporta solo noia, perdita di tempo o troppi pensieri… Io ho riscoperto che nell’attesa c’è molto di più. C’era una vita in me che cresceva. Nell’attesa tra una terapia ed un’altra, una visita ed un’altra, un pianto e un altro, ho avuto l’immensa fortuna di incrociare tantissime persone meravigliose, sguardi, racconti, esperienze, vite! Eh si, perché se prima di conoscere e vivere in prima persona lo IOV pensavo che lì dentro prevalesse la morte, in realtà ho scoperto che prevale la vita, la speranza, la resilienza! La vita e la morte sono la stessa cosa. Non può esistere l’una senza l’altra e dunque, vada come vada, godiamoci ogni singolo giorno, ogni singolo istante perché, alla fine, l’unica cosa che davvero ha valore è il tempo. Io ho avuto l’immensa fortuna di essere qui a raccontare questa mia esperienza, con estrema gratitudine verso tutte queste straordinarie persone che ho incontrato, che vivono queste realtà come pazienti, come dipendenti, come familiari. Tutti uniti dal grande potere che ognuno di noi ha: l’umanità. L’umanità che rende questo posto un vero e proprio luogo sacro in cui potersi permettere di essere ciò che realmente siamo; senza giudizi, senza maschere, semplicemente noi. Auguro a tutti tanto tempo da sfruttare, impreziosire e donare con la gratuità e l’amore che solo certe esperienze possono insegnare. Grazie di cuore a voi!».

«In occasione della giornata mondiale contro il cancro vogliamo onorare la fatica, la perseveranza, la costanza di ogni giorno di pazienti, familiari, ricercatori, medici, personale di assistenza – sottolinea il Direttore Generale dello IOV-IRCCS, Patrizia Benini – Nel 2021, tra Padova e Castelfranco Veneto, abbiamo effettuato 7.588 ricoveri, 5.464 interventi chirurgici, 416.150 prestazioni specialistiche, 15 trapianti di midollo autologo, trattato 4.500 pazienti con chemioterapia infusiva, quasi 2mila con chemio orale, 870 pazienti in terapia sperimentale. Nonostante la pandemia da Covid-19, lo IOV ha dimostrato un’ottima “tenuta di strada”, erogando numeri crescenti di prestazioni in percorsi multidisciplinari e integrati, rispettando nella pressoché totalità dei casi i tempi d’attesa. Un risultato che attesta attenzione costante al malato oncologico e organizzazione. In questo 4 febbraio vogliamo celebrare la vita, insieme a Carlotta e a Gabriel che proprio in questi giorni ha compiuto due anni».

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